venerdì 12 giugno 2015

L'uovo di drago

Quando sulla pagina di Facebook avete votato l'immagine dell'uovo di drago, mi avete messo un po' in crisi.  Molti grandi scrittori hanno trattato questo argomento prima di me in modo magnifico. Che cosa avrei potuto dire, di nuovo?
Grazie a Dianora per avermi messo sulla strada giusta. E allora, ecco la vostra fiaba.






L’uovo di drago

Clarallegrabella non era una fata silenziosa. Come incaricata della cura delle uova di drago, e di carattere MOLTO irrequieto, aveva inventato un sistema per portarsi appresso le uova ovunque andasse, appese alla cintura come un ammasso multicolore e tintinnante. 

Poco male per le uova di drago, che sono resistentissime e si schiudono solo quando è tempo, ma per gli abitanti del bosco sentire quello scampanellio continuo non era molto piacevole. Invano i folletti, gli gnomi e gli altri abitanti del bosco avevano pregato la fata di starsene un po’ a casa, almeno ogni tanto…
Quando spaventava i cuccioli o li svegliava nel sonno borbottavano “Sciò! Via di qui!”
Clarallegrabella non ci badava e continuava a scorrazzare di qua e di là, accompagnata da tutte le sue uova tintinnanti.

Non proprio tutte, a dire il vero. Perché quel giorno, non riuscendo proprio resistere a quelle belle ciliegie che le sorridevano dall’albero, la fata si arrampicò agilmente fino in cima e non discese fino a quando non ebbe le labbra rosse rosse e un gradevole senso di soddisfazione nel pancino.

Proprio non si accorse dell’uovo di drago rosso come le ciliegie rimasto impigliato a un ramo. Chi avrebbe potuto notarlo?

Solo a sera inoltrata, quando finalmente tornata a casa contò come d’abitudine le uova, si accorse di averne perso uno. Senza indugio accese le ali notturne, che emanavano un bel bagliore dorato, e si mise a cercare per tutto il bosco. Ma niente. 

L’uovo di drago, intanto, dopo avere oscillato gradevolmente per un po’ sospinto dalla brezza primaverile, era capitombolato giù dall’albero, rotolando per un bel pezzo lungo un pendio erboso. 
Lo avevano fermato le radici di un albero, che purtroppo, nascondevano una tana profonda. 

Il ghiro che la abitava si era indignato non poco, quando l’uovo lo aveva colpito dritto sul muso.
Aveva già indossato la camicia e la berretta da notte e non prese affatto bene quell’aggressione involontaria.
Subito gettò l’uovo fuori dalla tana, borbottando: “Ma guarda se uno non può starsene tranquillo nemmeno nella sua casa! Sciò! Via di qui!”

L’uovo continuò a rotolare e rotolare, fino a quando finì in un allegro torrente, disturbando non poco un ranocchio che proprio in quel momento era impegnato in una serenata gracidante piuttosto complicata. “Sciò! Via di qui!” urlò il ranocchio, ma l’uovo era già atterrato su una bella foglia di ninfea che navigava tranquilla sulle acque.

Insomma, tranquilla fino a quando non arrivarono le rapide, perché a quel punto l’uovo fu sbalzato sulle rocce, e rimbalzò andando a colpire la coda di un topolino che stava per l’appunto sfuggendo a un gatto…
Il topolino si liberò la coda con una strattone e gridò: “Sciò! Via di qui!.”
Ma l’uovo era già rotolato lontano…

Insomma, sarebbe lungo raccontare tutte le peripezie del povero uovo di drago in quella notte, ma molte ore e molti “Sciò!” dopo, l’uovo finalmente si fermò in una radura inondata dalla luna piena e si schiuse, così, tutto solo.

Ora, dovete sapere che anche per i draghi la prima cosa in movimento che vedono al momento della schiusa rimarrà per sempre importante e desiderata. Per sfortuna, la prima cosa che vide il draghetto fu la luna, che sembrava uscire proprio in quel momento da alcune nubi leggere…

Subito il piccolo drago cercò di spiccare il volo per andare da quella cosa così bella e bianca, ma per fortuna non aveva ancora imparato a volare. 
Faceva solo dei gran salti, piagnucolando sommessamente e ricadendo ogni volta sull’erba.

Fu così che lo trovò Clarallegrabella all’alba, il guscio rosso ciliegia abbandonato poco distante. 
La fata lo raccolse delicatamente e lo studiò avvicinandoselo al viso. 
Subito fu presa da una tenerezza infinita per quel povero drago quasi-sperduto e gli disse teneramente: “Ma chi sei tu?”

Il drago la guardò a sua volta e poi, purtroppo, cercò di pronunciare quella parola che aveva sentito infinite volte prima di nascere: sciò.
Purtroppo, la pronuncia di una simile parola, in un drago appena nato, porta inevitabilmente a qualche fiammata incontrollata…

La fata si ritrovò in un lampo con le punte delle alucce bruciacchiate e tutto il viso sporco di fuliggine. 

Siccome aveva un grande senso dell’umorismo, decise di chiamare il piccolo drago proprio così: Sciò. Si fece una risata e lo riportò a casa, senza sapere che un’altra sorpresa l’attendeva. Perché quella sera, al sorgere della luna, Sciò iniziò a pingere e a cercare in tutti i modi di spiccare il volo. 

Da allora, la fata imparò a trovarsi sempre a casa e con le finestre ben chiuse a ogni sorgere di luna, passando quasi sempre la notte a cercare di trattenere Sciò. 
Così, durante il giorno era tanto stanca da gironzolare molto meno, con buona pace di tutti gli abitanti del bosco, che da quel giorno dovettero usare la parola Sciò solo per chiamare il loro nuovo amico. 

   

     

5 commenti:

  1. Alla grande fantasia unisci l'abilità nello scrivere.
    Sembra di vedere come in un film ogni singola scena del racconto.
    Complimenti!

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  2. Che bella fiaba! Mi piacciono molto le storie di fate e folletti!
    Ti seguirò con piacere
    Un abbraccio
    Sonia

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  3. Adoro le fiabe, ne invento ogni giorno di nuove per le mie nipotine, fiabe a richiesta piene di belle fanciulle, mostri e folletti magici.Loro mi suggeriscono i personaggi ed io inizio a narrare l'unica raccomandazione che mi fanno è : "Lunga nonna" si raccomandano sempre che sia lunga lunga." Grazie!

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  4. Sono bellissime le fiabe con draghi e fate!!

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